L’esperienza

 

Nell’ambito del progetto HydroTech e’ stata avviata un’attivita’ sperimentale su scala regionale, con l’obiettivo di analizzare le principali problematiche relative alla gestione irrigua e di valutare le potenzialita’ di impiego delle nuove tecnologie nella pratica gestionale aziendale.

Consumi energetici e limitazioni all’emungimento.

In molte aziende agricole, l’emungimento idrico da falda attraverso un pozzo aziendale consente di soddisfare le esigenze idriche, eliminando cosi’ vincoli esterni per la programmazione irrigua (ad es. la turnazione, nel caso di fornitura consortile). Tuttavia, secondo Giacomo Gigante, titolare di un’azienda ortofrutticola ed olivicola a Conversano, “il problema di granlunga piu’ rilevante e’ costituito daglielevati costi energetici connessi conl’emungimento ed il pompaggio”. Un’opinione analoga e’ espressa dal prof. Francesco Marinelli, titolare di un’azienda olivicola a Ruvo e docente presso l’Istituto Tecnico Agrario di Andria: “la riduzione dei consumi di energiaelettrica (il cui prezzo e’ aumentatodi circa il 45% negli ultimi 3 anni) e’ una condizione indispensabile per ridurrei costi di produzione e migliorareil bilancio economico aziendale”.

Inoltre, l’autorizzazione quinquennale rilasciata  dalle autorita’ pubbliche per l’emungimento da pozzi pone lumi e portate disponibili, “e questo puo’ risultare fortemente penalizzantese non e’ correlato alle effettiveesigenze fisiologiche della coltura ed alle dimensioni aziendali”. Nel caso di aziende che ricadono in zone a ‘contaminazione salina’ della falda, i vincoli di estrazione sono ancora piu’ stringenti. Secondo Gianfranco Favuzzi, dell’azienda orticola Sempreverde di Molfetta, “questo ponelimiti nella programmazione della  produzione (epoche di trapianto, colture, strategia irrigua); inoltre, irrigare  secondo gli schemi “tradizionali” ci ha portato a raggiungere dopo appena  3 anni il quantitativo autorizzato per l’intero quinquennio”.Gli elevati costi energetici da un lato e le limitazioni all’emungimento dall’altro rendono pertanto necessaria una razionalizzazione nell’impiego della risorsa.

 

Tecnica irrigua ed effetti sulla produzione.

La programmazione irrigua e’ spesso affidata all’esperienza dei singoli operatori agricoli. Secondo Giannangelo Boccuzzi, produttore di uva da tavola a Rutigliano, “in assenza di criteri oggettiviper la valutazione delle esigenzeidriche delle colture, si tende spessoad effettuare irrigazioni ‘in eccesso’piuttosto che ‘in difetto’; un eventualeperfezionamento della tecnica (checonsideri anche le specifiche esigenzevarietali) potrebbe consentire di contenerei consumi, migliorando al contempol’efficienza d’uso dell’acqua”. Questo e’ vero nel caso di molte colture orto-frutticole: gli agricoltori sono chiamati sempre piu’ spesso ad adottare strategie irrigue che consentano di ottenere produzioni di qualita’, ma in un’ottica di sostenibilita’ economica ed ambientale. Secondo Angelo Abbracciavento, produttore ortofrutticolo ed olivicolo della societa’ Moccari a Mesagne, “la valutazione della correttaquantita’ di acqua da apportare e’ difondamentale importanza, in quantola sotto-irrigazione determina una riduzionedella quantita’ e della qualita’della produzione, mentre la sovra-irrigazione,oltre agli sprechi, incrementai fabbisogni di nutrienti da parte dellacoltura ed ilrischio di inquinamentoambientale”. Nel caso dell’olivo, secondo Giacomo Gigante “e’ prioritario l’obiettivo diridurre gli apporti al minimo necessarioa causa della scarsa redditivita’della coltura”; d’altronde, aggiunge il prof. Marinelli, “tale coltura e’ spessorealizzata in condizioni di disomogeneita’pedologica e scarso franco dicoltivazione, ed il rischio e’ quello di effettuare applicazioni non corrispondenti alle reali esigenze, in termini di momento di esecuzione e quantita’ somministrate”.

Nel caso della vite da vino, invece, occorre valutare con attenzione gli effetti dell’irrigazione sulla qualita’ del prodotto finale. Secondo Filippo Montanaro,amministratore dell’azienda vitivinicola Amastuola di Massafra, “lacorretta gestione dell’irrigazione ‘disoccorso’ e’ importante perraggiungereun equilibrio tra risultati quantitativie qualitativi nel rispetto delle specificita’ di ciascun vitigno, evitandoin ogni caso di stimolare un  eccessivovigore vegetativo delle piante”. Della stessa opinione il dott. Nicola Scarano, direttore tecnico della Cooperativa Cantine Due Palme di Cellino San Marco, che cita ad esempio come“in alcune zone e su particolari vitigni di uva bacca bianca si renda necessario effettuare interventi irrigui almeno fino alla fase fenologica di invaiatura,cercando di mantenere un tenore acidico elevato, ma nel rispetto dei livelli produttivi ammessi da specifici disciplinari di produzione”.

 

Quali aspettative rispetto alle nuove tecnologie?

Nelle aziende coinvolte nella sperimentazione e’ opinione condivisa che le nuove tecnologie applicate alla gestione irrigua possano favorire una razionalizzazione degli interventi ed un risparmio economico, rendendo piu’ ‘consapevole’ la programmazione irrigua aziendale. Secondo il prof. Marinelli, in particolare, “la conoscenza delle variabiliclimatiche associata ad una correttaimpostazione del bilancio idrico, consentedi razionalizzare gli interventi e di ridurre gli input; inoltre, l’automazioneed il controllo remoto degli impianti consentirebbero di distribuire gli interventi durante le 24 ore, riducendo onerosi interventi manuali, in particolare nei momenti di massima richiesta irrigua”.

Secondo il dott. Scarano, invece, “la possibilita’ di prevedere e gestire lo stress idrico delle coltureattraverso modelli di bilancio ‘calibrati’ per ciascuna combinazione terreno-varieta’, risultera’ fondamentale per consentire una perfetta maturazione dell’uva, e questo potra’ essere raggiunto con un’adeguata sperimentazione di campo, integrando le informazioni meteorologiche ottenute in tempo reale con il monitoraggio continuo dei valori di umidita’ del suolo”.

Secondo Abbracciavento, infine, il si stema sperimentato “ha consentito un uso effettivamente piu’ razionale della risorsa idrica, con una riduzione dei consumi a parita’ di risultati, quantitativi e qualitativi, e quindi la riduzione  dei costi di produzione con conseguente aumento della redditivita’ delle colture”.

L’esperienza maturata in differenti contesti ha quindi confermato l’idea che agricoltori e tecnici siano sempre piu’ orientati verso una gestione aziendale ‘sostenibile’ delle produzioni, e che pertanto ci sia una pressante  necessita’ di strumenti di supporto per la programmazione irrigua  che consentano di aumentare la redditivita’ delle colture, riducendo i consumi di acqua ed energia e rispettando al contempo i vincoli imposti dalle normative ambientali.